Archivio | gennaio 4, 2013

li nove purtòsiri

La Notte dell’Epifania ( li nove purtòsiri)

La notte che precede la festa dell’Epifania è considerata notte di eventi miracolosi. Le pareti della casa diventano di ricotta, nei corsi d’acqua come fiumi e ruscelli invece dell’acqua scorre olio e vino e… udite, udite, gli animali parlano!
Per questo fatto sono capaci di maledire il padrone e fare in modo che la sua famiglia vada incontro a misteriose disgrazie. Per evitare ciò, la sera della vigilia, bisogna farli mangiare in abbondanza.
A tal proposito, i nonni seduti attorno al braciere ogni anno raccontavano la stessa storia. C’era una volta il fattore di una masseria il quale era molto avaro con le bestie che lavoravano duramente nei suoi campi, ma quell’anno il fattore sentì parlare per la prima volta di un fatto prodigioso, cioè che la notte tra il 5 e il 6 gennaio, vigilia della Befana gli animali parlavano!
Quell’uomo, anche se era abbastanza scettico, decise di appurare personalmente se questo fatto fosse vero oppure no.

La notte della vigilia dell’Epifania diede del foraggio ai suoi animali con la parsimonia di sempre e decise di dormire in un angolo della stalla per vedere se accadeva qualcosa di insolito.
Si appisolò più volte, ma ridestandosi si imponeva di restare sveglio nella speranza di sentire i suoi animali parlare!
E a mezzanotte udì con somma meraviglia l’asino che diceva al bue
“ Cumpa’ manciàmu, ca quann’è cre’ ha ma fatiàri. Ha ma purtàri lu patrùnu cu llu carru….”
( Mangiamo perché domani avremo da lavorare. Dovremo portare il padrone al cimitero).
Il padrone comprese bene il senso di quello che udì, perché “lu travinu” è il carretto con cui si va a lavorare nei campi, “Lu sciarabballu” è il carrettino leggero utilizzato per fare delle passeggiate, ma “Lu carru” può essere solo uno, quello che trasporta i morti al camposanto.
Nel sentire queste parole il fattore fu preso da tremenda paura.

A fatica si allontanò dalla stalla e all’istante cadde a terra morto!!!
E per quegli animali e per quel cattivo padrone la profezia si avverò!
Non è stato mai appurato però, se davvero le pareti in quella notte diventassero di ricotta e se davvero nei corsi d’acqua scorresse latte e miele, vino e olio!

La nostra gente però era fedele all’usanza di consumare, durante la cena della vigilia della befana, almeno 9 tipi di alimenti.
Si diceva a tal proposito che si dovessero chiudere 9 “purtòsiri” ovvero nove buchi, dall’etimologia della parola italiana “pertugio” quindi Buco!

Nelle famiglie più povere si sforzava di chiudere 9 buchi… oops! si dovevano mangiare 9 portate… ma ahimè 9 portate allora non ce le si poteva permettere e allora si contava come “portata” i lupini, il finocchio, le castagne del prete, le noci, le arance, i mandarini, lu ndrommisi, li lampasciuni rrustuti sott’allu fucalìri, do’ fichi ‘ccucchiate… amu rrivatu a nove?? Sì, sì, avogghja!