Archivio | dicembre 29, 2012

Usanze barbare di capodanno

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cozze e spuènze

cozze e spuènze

Siamo giunti alla fine dell’anno 2012. Posso fin d’ora affermare che questo anno è stato prodigo di doni e di benedizioni. la famiglia va avanti, la salute è buona, viviamo con la pensione di mio marito dignitosamente.
Nell’approssimarsi della festa di fine anno vorrei parlarvi di una usanza barbara che è stata vigente fino a qualche decennio fa a Taranto, ma anche in tutta la provincia. Ora vi racconto, anche se sono spiacente di non poter documentare con immagini o foto quanto sto per dirvi.
Il cenone di capodanno era quanto di più atteso e sfarzoso si potesse preparare. Ricche pietanze, frutti di mare, pesce, pasta al forno, panettoni, sannacchiutili e carteddate, cavolfiore e carciofi fritti, noci e mandorle, lupini e finocchio, cimette di catalogna crude, rape stufate, coccioli e cozze san Giacomo, ostriche e cozze pelose. E naturalmente lo zampone con le lenticchie (ca pòrtunu furtuna!).
Aspettando la mezzanotte si giocavano interminabili partite a tombola, a sett’e mezzo, a scopa, a ramino, a Monopoli. Per puntare i numeri sulla tombola si mangiavano i mandarini e si spettezzavano a piccolissimi pezzi le loro bucce, altri ricorrevano a pezzi di fave crude, altri puntavano con le lenticchie. Insomma si scatenava la fantasia e chi più ne aveva più ne metteva!
E si beveva! Ora un caffè, ora un rosolio, ora un buon vino di quello che “ha fatto la nonna” e alla fine l’atteso spumante, chi lo preferiva secco, chi lo preferiva dolce, chi moscato e chi Brut!
Fin dalle prime ore serali scoppiavano mortaretti a non finire. Ma il bello doveva ancora accadere! Un quarto d’ora prima dello scoccare della mezzanotte, i papà si affacciavano dal balconcino delle loro abitazioni e per fare felici i bambini accendevano le stelle filanti… anche se alcuni bambini ne avevano paura, loro indefessamente li tranquillizzavano dicendo che non facevano alcun male, “e che erano Belli!!!!”
Nelle strade della città come negli angusti vicoli della città vecchia si accendevano questi che comunemente si chiamavano “Frugoli” per via di quel friccicorino luminoso che emanavano… ma poi con lo scoccare della mezzanotte si udiva di tutto, persino degli sporadici colpi di pistola, o qualche colpo di fucile, o delle vere e proprie bombe, le quali ogni anno avevano un nome diverso! Un anno si chiamavano Pelè, un anno Maradona, o col nome di quel personaggio pubblico che si era fatto più notare.

E si buttavano dalla finestra piatti sbeccati, bottiglie, bidet scheggiati, vasi da notte che ormai non si usavano più. etc etc…
All’indomani la città e i paesi erano invasi da uno spettacolo indecoroso e incivile che per anni è stato perpetrato nella assoluta condivisione e accettazione. Era uno spettacolo indecoroso ma…. nessuno poteva porre argine a questo fiume di immondizia che si riversava sulle strade della città. I poveri netturbini, il giorno di capodanno erano chiamati a fare un servizio capillare per ripulire strade e vicoli da ogni sorta di rifiuto.

Per impedire a qualche gabinetto rotto di cadere rovinosamente sulle vetture parcheggiate sulla strada, i proprietari delle macchine andavano a parcheggiare in zone isolate, lontane dal centro abitato, o a ridosso del “Muraglione dell’Arsenale” o chiedevano a qualche amico o compare che disponeva di un garage di potervi ricoverare almeno per la fatidica notte, la loro autovettura.

Meno male che negli ultimi anni l’usanza barbara è andata via via scomparendo. La mattina del primo dell’anno c’è ancora da raccogliere spazzatura, ma, fortunatamente, sono solo le cartucce vuote dei fucili dei cacciatori caricate a salve, i tappi delle bottiglie di spumante, i rametti di ferro delle stelle filanti caduti di mano ai bambini!

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