Archivio | novembre 12, 2012

Fazzulettu e mienzufazzulettu



Vi erano nel passato diversi accessori dell’abbigliamento, che venivano utilizzati sia quotidianamente che esclusivamente quando si usciva.

“Lu mienzufazzulettu” era un triangolo di percalle bianca, rifinito con merletto quello delle donne e senza merletto quello degli uomini. Sì, perchè il mezzofazzoletto lo usavano anche gli uomini, specialmente quando avevano l’emicrania.
Le donne lo mettevano tutte le sere per raccogliere la chioma dopo aver sciolto “il Tuppo” costituito da due trecce arrotondate sulla nuca e tenuto ben saldo con le forcine di ferro o di osso di tartaruga
e si portava annodato dietro la nuca.

La “veletta” (da non confondersi con “le veline”) era un triangolo di pizzo, quasi esclusivamente nero per le donne maritate e bianco o beige per le ragazze nubili, e si indossava quando si andava in chiesa per assistere alle celebrazioni religiose. Era duopo che gli uomini in chiesa avessero il capo scoperto e le donne, invece, coperto.
Le signore delle famiglie più abbienti, la domenica per la Messa, si coprivano il capo con lunghe stole di pizzo nero, simbolo della loro classe sociale.

“Lu fazzulettu” era il classico “Foulard” che serviva a coprire il capo durante il giorno, e si portava annodato dietro la nuca, e, se si usciva, annodato sotto il mento.

Era di varie fantasie tutte sempre molto sobrie e di vario tessuto, dalla lanetta fine per l’inverno, in estate era di seta, cotone, viscosa ed altri tessuti leggeri.

“Lu fazzulettone” era una specie di soprabito, finemente decorato con greche colorate, serviva alle nostre nonne e bisnonne a coprire la povertà degli abiti, qualora dovessero uscire per qualche incombenza.
Anche per andare a messa la domenica si avvolgevano nel fazzulettone, uno scialle avvolgente e amplissimo.
Io conservo quello della mia adorata “nonna Rata” ve ne posto una foto, anche se è ben visibile l’affronto del tarlo!