RUSARIA LA CAFFETTERA

Misurieddi fotografati presso “Il Museo della civiltà contadina” in San Giorgio Jonico

Oscj vi vogghju parlu ti na cristiana ca tanta tiempu fa faceva nu mistiere stranu.

Vinneva la purga e lu cafè.

No rititi ca mo vi spiegu megghju.

Questa signora tineva la licenza cu faceva ‘stu mistiere.

Era comu sia ca tineva lu bar, piccè addo edda si sce facèvunu na tazza di uergiu, si sce pigghjavunu lu chininu pi la malaria, e allu bisuegnu si sce pigghjavunu n’onza ti purga.

Rusaria la caffettera era essere assai brava cu faceva ‘sta attività; scarfava l’oglio ti ricinu, lu ccunzava cu lu cafè, ruzzulava buenu buenu e lu faceva bèvere.
Po’ li tava nnu picca ti cafè ti uergiu a parte cu si facévunu la vocca.

M’onu tittu ca pi stu mistiere Rusaria la caffettera tineva totta na serie ti misurini di rama, ti menz’onza, ti nn’onza, ti nn’onza e menza, ti do onze…

M’ha dittu Chiarina ca tanta ti vote ha sciutu addò Rusaria cu li circava nnu picca ti posa ti cafè cu faceva lliva’ lu spilu alli piccinni.

Edda la tava sempre, piccè era ggentile e bbona ti core!
Po’, alla morte sova, la licenza passò alla sore Minichella ca s’ apriu intr’a San Giorgi (dopu quiru ti Aristodemo) lu primu bar cu la macchinetta espressa, lu rusolliu e li gilati.

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18 thoughts on “RUSARIA LA CAFFETTERA

  1. Carissima Anna, leggere qualcosa che riguarda la mia famiglia mi ha commossa! Credo che pochi ormai siano coloro che ricordano questi “caratteristi”, prendendo in prestito la parola dal teatro, che in ogni paese dell’epoca animavano la vita laboriosa e pregna di miserevole dignità di tutti i nostri avi. Rusaria la caffettara era la zia di mia madre Domenica Donzella, che tutti conoscevano come ” Minichella”, dal barese Domenichella, è stata la figura che ha segnato la vita della mia famiglia, lasciandole in eredità la sua bottega. Trasformata in un Bar dai miei genitori diventa l’unico punto d’incontro per i giovani del dopoguerra. Prima licenza commerciale, così mi fu raccontato, primo televisore, primo biliardo per i sangiorgesi, tante prime cose in un paese che rinasceva piano piano dopo la guerra. Rusaria era una vedova della prima guerra mondiale che fece un mestiere dignitoso e onesto per poter vivere, generosa con tutti i suoi nipoti e con tutti coloro le chiedessere aiuto. Passò gli ultimi anni della sua vita, ben sette, in un letto, accudita e amata da tutta la mia famiglia. Ora è sepolta nella mia cappella insieme al resto della famiglia, quattro generazioni di commercianti di cui lei è la capostipite.
    Un grazie a te Anna, che ci ricordi i tempi passati,
    sospendere il tempo è necessario per ri-respirare ciò che è dentro di noi.
    Tu ci riesci benissimo, facendo trapelare l’amore che hai per il nostro paese ma soprattutto per l’animo delle persone che tu trasformi in vera poesia!
    Un abbraccio
    Mariella Brogi
    P.S. Le donne della mia famiglia le chiamavano “le monache” abitavano in piazzetta Biasco…suppongo perchè uscivano poco!

  2. E cosa dire del bar Brogi. Minichella e suo marito erano una istituzione a san giorgio. non c’è stato ragazzo che non abbia frequentato il bar sia sopra con il juke-box sia sotto con i biliardi. il loro nipote carlo vero amico con tutti noi ragazzi. di Mariella ho un ricordo molto vago in quanto molto piccola, ma ricordo la sua nascita come se fosse oggi.

  3. wow… 🙂 Che bello sapere che ancora si ricordano della mia famiglia! Grazie Mino, posso aggiungere solo che il Bar Brogi era situato di fronte a dove ancora esiste, con un altro nome, forse dove è l’erborista, solo in seguito i miei acquistarono il civico 30 e 31, con la sal biliardi sottoposta.
    Mariella Brogi

  4. Il nome di mio padre era Giuseppe Brogi,era toscano di Loro Ciuffenna (AR), arrivò a San Giorgio durante la seconda guerra mondiale distaccato all’Ospedale Militare, ora scuola elementare Maria Pia, era un maresciallo della Marina Militare con il ruolo di primo assistente di sala operatoria. Ha avuto diverse opportunità di aiutare la popolazione civile che incorreva nei guai tipici del dopo guerra: bambini che perdevano gli arti perchè saltavano sopra le granate, proprio giù alle tagghiate, o semplici infezioni che non curate portavano anche alla morte. Alcuni paesani che, erano piccoli a quell’epoca, mi hanno raccontato di quanto avesse a cuore il suo lavoro, tanto da passare le notti con i malati più gravi. Mia madre frequentava, insieme ad altre ragazze del paese, l’ospedale per aiutare i militari a scrivere le loro lettere alle famiglie, così conobbe mio padre.
    Un abbraccio 🙂
    Mariella Brogi

    • ma è una storia meravigliosa, Mariella!! grazie per quanto ci hai raccontato!!Lo sai che di uno dei più gravi episodi di incidenti accorsi ai bambini nelle tagghjate ne ho riportato notizia nel mio libro” Tagghjate, scavando nella memoria”??

      Forse tuo padre fu uno di coloro che soccorsero quei malcapitati!

  5. Cara Mariella,
    ricordo tuo padre e quello che tu dici lo ricordo in quanto, se ricordi bene anche tu, a san giorgio c’era o è ancora vivo? Egidio l’infermiere, il quale passava casa per casa, dove c’era bisogno, di una puntura o una flebo e, nel preparare l’attrezzatura, ci si scambiava qualche parola o i racconti della vita. io ero piccolo, ma affascinato dai racconti degli adulti li stavo sempre ad ascoltare, I due erano amici, proprio perchè dello stesso mestiere. tuo padre poi prese la strada del bar, mentre lui continuò con il mestiere dell’infermiere “ambulante”.

  6. Ho frequentato anch’io, come tutti i ragazzi e studenti dell’epoca, il famoso bar Brogi che era ubicato difronte a quello attuale, sempre affollatissimo e dai cappuccini e brioches favolosi. Ricordo benissimo il signor Brogi dalla fluente parlata toscana (altitaliana per noi) e Carlo di cui piacerebbe sapere notizie.

  7. Grazie per il ricordo dell’infermiere itinerante Egidio. Sua moglie aveva un negozietto di scarpe di fronte al carcere e all’orogiaio Fischietti. La sterilizzazione delle siringhe avveniva per bollitura nella classica scatola in alluminio o acciaio,cosa oggi inimmaginabile! Chi ricorda il nome della moglie di Egidio?

  8. Esatto, era proprio Assunta. Il negozio era piccolo ma vi si trovavano scarpe artigianali di ottima qualità. Voglio pensare che Egidio e Assunta siano ancora tra noi e in buona salute!

  9. Scrivo per rispondere alla domanda di Luigi Bisignano. Carlo Brogi vive a San Giorgio ma purtroppo combatte ogni giorno con una malattia che gli ha tolto la possibilità di camminare. Rimane la memoria storica della famiglia, ricorda tutto e tutti, ha avuto sempre tantissimi amici proprio per il suo carattere vivace ed esplosivo, direi! Generosissimo sempre con tutti e infrenabile in tutte le sue iniziative ma lasciatemelo dire, le sue pizze e i suoi panzerotti non hanno ancora avuto eguali.
    Mariella Brogi

  10. E’ vero Mariella, sono passati tantissimi anni: da ragazzo, quando uscivo dal cinema “Baldaro” (le nostre prime visioni cinematografiche!!!!), il primo pensiero era quello di un bel panzerotto caldo da Carlo. Credimi, non ho ancora trovato più quei sapori. Carlo era un vero maestro. un caro ricordo e un abbraccio da un sangiorgese lontano.

  11. Grazie Mino la tua lontananza amplifica sicuramente la nostalgia, in effetti i sapori di una volta difficilmente li ritroviamo perchè anche se le ricette sono le stesse manca la genuinità dei prodotti e soprattutto delle persone che con antica passione svolgevano il loro mestiere! Mariella

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