Passato/presente

E, quando il mio tempo sarà avaro di raccolti
me ne verrò, come viandante,
tra i tuoi filari, o terra.
Me ne starò pensosa sulle tue rovine,
come dinanzi a vetuste cattedrali disertate dalle rondini.

Piangerò sulle tue radici, propaggini d’abbandoni:
raccoglierò i pampini superstiti,
come guerrieri che tornano sconfitti da impari battaglie.

E, forse, udrò ancora il canto delle vendemmiatrici
spargere armonia tra i vigneti,
e voci e risate riudrò salire verso le mute colline,
che un giorno profumarono di timo e di mortella.

Come vecchi turiboli arrugginiti,
spanderanno incenso i miei ricordi:
forse udrò ancora mio padre,
chiamare per nome ogni ceppo,
e trionfante donarmi il primo grappolo
che tagliava il traguardo contro il sole.

E, forse, vedrò ancora mia madre,
coi capelli serrati in ruvide guardiole di cotone,
trattenere rivoli di sudore
pregno di fatica e dignitoso lavoro
quando, con acque di sorgenti avìte,
in calici di mani innocenti dissetava arsure.

Allora cercherò un appiglio per non cadere:
mi smarrirò in un dedalo di ricordi,
troppo dolci, troppo amari,
troppo “presenti”,
per definirli “passato”

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4 thoughts on “Passato/presente

  1. Dolce e toccante poesia che parla al cuore di tutti coloro che quella atmosfera bucolica hanno avuto la fortuna di vivere quando echeggiavano per i vigneti i canti delle “femmine di campagna”!
    Molto bella anche la fotografia della vendemmia cui fanno corona, a distanza, gli immancabili ulivi carta d’identità della nostra amata terra.

  2. qui si apre un capitolo nostalgico da impiegare giornate intere. la vendemmia per me è sacra come sacra era per mio padre la terra di montefusco. il giorno che ci ha lasciati l’ultimo suo pensiero prima di spirare, mentre mi stringeva le mani come se volesse essere strappato alla morte, mi disse con voce fievole, ormai spenta: ” mino mi raccomando la vendemmia di quest’anno a montefusco c’è tanto sudore a papà”. poi più niente. se ne andò con la sua terra nel cuore. era il 17 maggio del 1981 ore 20,34. ogni volta che ritorno a san giorgio e nell’aria c’è odore di mosto quel ricordo affiora nella mia mente. indelebile.

    • Ben vengano i “capitoli nostalgici” Mino, ci fanno bene all’anima..oggi mi ha telefonato la figlioletta di Giovanni di mia sorella Mimina,di soli 5 anni e mi ha detto” Zianna, oggi abbiamo fatto il vino come lo faceva la nonna Gesualda,spremendo l’uva con le mani”. Ecco, io sono grata a Giovanni che riesce a trasmettere alla sua figlioletta l’esistenza della nonna Gesualda, le cose buone che faceva con l’amore e la pazienza che solo le donne del sud hanno avuto e continuano ad avere. Che il ricordo di queste donne non vada perduto, e vada trasmesso come una vera eredità di affetti.

  3. Quando si toccano le corde del cuore con i ricordi dei giorni belli e delle cose belle, riaffiora quanto di meglio ci portiamo dentro, in primis gli affetti e la tenerezza che da questi promana.
    I due post che precedono ce lo dicono con molta forza.

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