Lu pupieddu

si nasceva in casa…

pupieddu

Forse non è errato dire…nel secolo scorso
…Si nasceva in casa, non era prevista l’ospedalizzazione per la donna che doveva dare alla luce un figlio, cosa che fu decretata obbligatoria negli anni 70 onde garantire un minimo di sicurezza e di protezione sanitaria sia alla madre che al bambino. L’evento nascita era la cosa più naturale di questo mondo, l’attesa di un figlio era qualcosa di stupendo..
La donna incinta attendeva alle sue mansioni fino all’ultimo giorno, se era casalinga lavava, cucinava, si occupava della casa e degli altri componenti la famiglia senza tanti riguardi per il suo stato, se invece era una bracciante lavorava nei campi fino a quando era possibile . Quando nasceva il bimbo la donna era assistita dalla Ostetrica del paese, ( la mammàra) che prestava la sua opera insostituibile fino alla caduta del cordone ombellicale. La madre si alimentava nei primi giorni con un brodo leggero di colombino (lu palummieddu) una carne delicata e leggera che le consentiva di produrre subito il primo latte per sfamare il neonato che veniva allattato esclusivamente al seno.

Quando il piccolo piangeva e non era tempo di dare la seconda poppata il bambino veniva tacitato con un simpatico espediente. Si metteva in un telo pulito un po’ di mollica di pane e zucchero, lo si intingeva nell’acqua e si dava da succhiare al piccolo che piangeva, a mò di tettarella. Questo naturale rimedio, che si rivelava efficace quel tanto che bastava, si chiamava “ pupieddu” che era poi un surrogato del capezzolo materno.
Verso i tre mesi la madre introduceva piccoli bocconi di cibo premasticato nella bocca del neonato, (cosa che oggi il solo pensiero fa rabbrividire) per iniziarlo ad assaporare il gusto delle minestre che si consumavano in famiglia.

8 thoughts on “Lu pupieddu

  1. E’ proprio il caso di dire:”cose del secolo scorso, cioè di un altro secolo!”. Ma sono cose che molti di noi hanno conosciuto e vissuto in assoluta normalità. E che dire delle molte mamme che per favorire … il sonno del vivace pargoletto imbevevano lu pupieddu in un decotto di bulbi di papavero ( da cui lu papagnu)?

  2. è vero!! lu papagnu era molto in voga per i più tenaci, quelli che non volevano sentir ragione di calmarsi. ricordo molte mamme che addirittura l’avevano appeso in cucina. pronto all’uso.

  3. Il look della giovane coppia ci presenta un quadretto di vita semplice quanto ricca di affetto. Doveva ancora contaminarli il cinema di Fellini, Rossellini e Lattuada ma, col tempo, anche la pettinatura della mammina sarebbe cambiata.
    Il marmocchio invece (‘mpapagnatu?) oggi dovrebbe veleggiare tra i 50 e i 60.

  4. Questi quadretti di autentica vita vissuta ci ricordano che oggi viviamo in un mondo in cui l’agiatezza delle nostre famiglie e il consumismo sfrenato e sprezzante sono poveri di cristiana solidarietà. In poche parole di quell’umanesimo cristiano così diffuso in quel contesto che Anna ci rievoca in tutto ciò che scrive.
    Gli uomini e le donne delle belle fotografie di certo non conoscevano Maritain ma praticavano quella sapienza dei semplici che Manzoni trasfuse a piene mani in ogni pagina dei Promessi Sposi e che riempiva di serena certezza anche i meno fortunati. Parenti e vicinato non mancavano mai all’appello
    (palummieddu docet)!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...