Archivio | ottobre 12, 2012

Lu pupieddu

si nasceva in casa…

pupieddu

Forse non è errato dire…nel secolo scorso
…Si nasceva in casa, non era prevista l’ospedalizzazione per la donna che doveva dare alla luce un figlio, cosa che fu decretata obbligatoria negli anni 70 onde garantire un minimo di sicurezza e di protezione sanitaria sia alla madre che al bambino. L’evento nascita era la cosa più naturale di questo mondo, l’attesa di un figlio era qualcosa di stupendo..
La donna incinta attendeva alle sue mansioni fino all’ultimo giorno, se era casalinga lavava, cucinava, si occupava della casa e degli altri componenti la famiglia senza tanti riguardi per il suo stato, se invece era una bracciante lavorava nei campi fino a quando era possibile . Quando nasceva il bimbo la donna era assistita dalla Ostetrica del paese, ( la mammàra) che prestava la sua opera insostituibile fino alla caduta del cordone ombellicale. La madre si alimentava nei primi giorni con un brodo leggero di colombino (lu palummieddu) una carne delicata e leggera che le consentiva di produrre subito il primo latte per sfamare il neonato che veniva allattato esclusivamente al seno.

Quando il piccolo piangeva e non era tempo di dare la seconda poppata il bambino veniva tacitato con un simpatico espediente. Si metteva in un telo pulito un po’ di mollica di pane e zucchero, lo si intingeva nell’acqua e si dava da succhiare al piccolo che piangeva, a mò di tettarella. Questo naturale rimedio, che si rivelava efficace quel tanto che bastava, si chiamava “ pupieddu” che era poi un surrogato del capezzolo materno.
Verso i tre mesi la madre introduceva piccoli bocconi di cibo premasticato nella bocca del neonato, (cosa che oggi il solo pensiero fa rabbrividire) per iniziarlo ad assaporare il gusto delle minestre che si consumavano in famiglia.

Annunci