i pomodori nella bottiglia

pelati di Carmela Pinto

Ormai, quando passano i venditori ambulanti dalla mia strada gridando a gran voce, “Pomodori per la salsa, pomodori di San Marzano, a chi deve fare i Pelati, a chi deve fare la salsa…!!!” io mi trasferisco con la memoria nei tempi passati, quando anche nella mia famiglia di origine facevamo questa fatica immane, cioè quella di lavorare circa un quintale, un quintale e mezzo di pomodori per la provvista annuale.
Tutta la famiglia era coinvolta e interessata, nessuno escluso. Anche i piccoli, in modo giocoso e leggero ne prendevano parte.

Si toglieva prima il peduncolo (pidicìno) a tutti i pomodori, e tale operazione consentiva una accurata selezione del prodotto, scartando eventuali pomodori marci.
Poi si lavavano in capienti vasche, si mettevano in un’ultima acqua e si spremevano.
Parte di questa spremitura (e tanto buon seme) veniva raccolta per condire le friselle e per fare l’acquasale la sera.

Si raccoglieva dagli orti, presenti in tutte le case, grandi mazzi di basilico, e dopo averlo lavato si asciugava nei panni puliti.

I pomodori si preparavano in tre maniere: la prima era la conserva, la seconda era la salsa, la terza possibilità erano i pezzetti.

1) La conserva consisteva nell’essiccazione della salsa al sole, e richiedeva tempi lunghi, fino a quando la salsa non diventava soda come una marmellata.
Doveva essere girata e rigirata tutti i giorni, più volte la giorno.
Poi, giunta al punto convenuto dall’ esperienza delle massaie, veniva riposta nelle capase di ceramica, coperta d’olio.

la salsa cosiddetta “normale” si otteneva tramite la bollitura del pomodoro, la raffreddatura e la macinatura, con apposite macchine, le quali negli anni 40/50 erano a manovella.In seguito cominciarono ad uscire le macchine per la salsa elettriche, sollevando le massaie da un duro e impegnativo lavoro.

Successivamente la salsa veniva imbottigliata, in bottiglie nere, quelle che solitamente contengono il vino: la salsa si versava a mestoli nell’imbuto e si riempivano le bottiglie. Ogni tanto si sollevava l’imbuto e si introducevano le foglie del basilico. Ricordo che se la salsa passava velocemente dall’imbuto voleva dire che non era venuta buona. Se invece faticava a passare dall’imbuto nella bottiglia, la salsa era venuta densa, perciò di buona qualità.

I mariti, gli uomini di casa, si occupavano del fuoco, di mettere i tappi di sughero e legarli con grande abilità con il filo di spago.

Dopo alcuni anni si scoprì la comodità dei tappi da birra. Se ne potevano aquistare in tutti i negozi con l’apposito strumento per ottenere una chiusura perfetta, utile alla buona conservazione del prezioso succo.

Tutte le bottiglie venivano sistemate in una grossa caldaia, si faticava a farle stare tutte in una stessa “cotta” che durava una notte intera…
Si copriva il tutto con delle vecchie coperte, per mantenere a lungo il calore anche quando si sarebbe spento il fuoco.

L’indomani la scoperchiatura dell’enorme caldaia era fatta con un poco di apprensione perchè durante la notte qualche bottiglia, se non aveva retto all’intensa calorìa, poteva anche scoppiare. Se ne scoppiavano due o tre, la perdita non era eccessiva…se non ne scoppiava nessuna era una festa per tutti.

I pezzetti, erano da consederarsi i pelati di una volta, solo che conservavano con tutta la buccia. Si utilizzavano per fare la pizzaiola, o per fare le focacce,o per insaporire il brodo.

Si introducevano i pezzetti nelle bottiglie e si spingevano giù col dito, poi si doveva battere la bottiglia su alcuni stracci che servivano per attutire i colpi. tale operazione faceva sì che i pezzi dei pomodori si accalcassero uno sull’altro e non si formassero bolle d’aria. L’aria avrebbe danneggiato la buona conservazione del tanto prezioso ortaggio, irrancidendolo e rendendolo anche nocivo.

Tutto questo per raccontarvi come fosse davvero faticoso il mestiere della massaia di una volta, quanto impegno, dedizione e amore, per garantire la genuinità dei cibi portati a tavola per i figli, per lo sposo, pur nella ristrettezza economica e nella semplicità dei costumi.

Annunci

10 thoughts on “i pomodori nella bottiglia

  1. quest’anno sono riuscito, con la mia dolce metà, a imbottigliare un quintale di pazzetti per l’inverno. sono buoni e si possono consumare in tanti modi. il sugo ottenuto con i pezzetti non ha eguali per condire la MASSA E CICIRI. Provare per credere.

  2. Oggi esiste il passasalsa elettrico, ma quante liti tra fratelli scansafatiche quando la mamma ti inchiodava per un’intera, interminabile giornata a girare la manovella della maledetta macchina! Poi … l’inverno la ricompensa era grande con quel sugo impareggiabile!

  3. ciao anna,sai che della conserva nn ne avevo mai sentito parlare?…sin da piccola sono stata abituata a fare la salsa,i pelati o i pezzettti che continuo tutto ad oggi a fare ma la conserva mai…domani sono di turno da mia madre chiederò lei se con la nonna lei l’ha mai fatta,che bello questo gruppo dove ci possiamo confrontare con ricordi,ricette,poesie,curiosità e tanto altro ancora,grazie a tutti

  4. Descrizione bellissima e poetica di questo che era un evento importante in passato, per quei due o tre giorni necessari per fare la provvista di salsa e pezzetti per l’inverno tutta la famiglia era unita e ci si aiutava tanto!!! I commenti precedenti hanno esaltato , a ragione, il gusto…ma aggiungerei anche la genuinità: niente conservanti, coloranti e OGM!!! E….. poi…vuoi mettere il profumo e la poesia di aprire una bottiglia o un boccaccio fatto da noi? Il mio ricordo più bello è l ‘abilità che aveva mia madre nel tappare le bottiglie, che non erano neppure tutte uguali, col tappo di sughero e lo spago….

  5. A parte la fatica che veniva imposta a noi ragazzi di girare tutto il giorno la manovella del passasalse, ma che pomodori allora e che profumi! Ricordo quando i tappi si legavano con lo spago uno per uno e lo scoppio di qualche bottiglia e l’acido (acetilsalicilico) che ci mandavano a comprare in farmacia nelle cartine bianche magistralmente piegate. Tanta frenetica fatica veniva poi abbondantemente ripagata l’inverno con quei “sughi” che oggi è difficile assaporare (tranne che in casa di Anna!!!).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...