Archivio | Mag 31, 2012

Controra

 

 

“Controra”, magica parola che sprigiona memorie

e fa rivivere i meriggi assolati della mia adolescenza

svanita come il volo di un concorde, di cui solo il rombo persiste;

memorie roventi che gli affanni quotidiani non disperdono.

Controra: “Si dorme, bambine!”

E l’enunciato materno a me suonava come una preghiera, noi con il respiro sospeso nella stanza,

fissavamo le imposte, rese incandescenti dal calore.

Controra, magica parola che ritorna, oggi come ieri, a parlarmi di tempi felici,

carichi di teneri ricordi che paiono carezze al mio cuore,oggi  forse un po’ indurito.

Controra, magica parola.

Le fave da sbucciare e l’umile sonoro lavoro materno.

Le fave… potente ricordo che mi giunge,

frammisto a un sapore irripetibile.

Il desco serale arredato con i piatti di ceramica

della vicina Grottaglie, col galletto centrale

decorato a mano:

“Chi lo scopre per prima sarà più fortunata”

diceva mia madre per incitarci a mangiare,

quando tutti intingevano il pane nel piatto grande,

quel pane che sapeva di grano e di fortuna.

Controra, magica parola, e solari silenzi di allora,

frantumati dai carri che tornavano dai campi,

col contadino quasi sempre appisolato.

Il cavallo conosceva la strada… l’automobile no!

 

Controra, magica parola, e affioranti ricordi

di calzine corte e pudici rossori sulle guance innocenti:

“ le treccine oggi non le voglio fare” e già la donna faceva capolino.

 

Controra. “Si dorme bambine!” e noi a programmarci il futuro

scrivendo appunti su foglie di pannocchie,

custodite dentro il materasso.

“E’ pomeriggio bambini, vorrei che riposaste!”

 

Mi scopro a dire le cose di mia madre.