La bambola di pane

bambola

 

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2014-03-25 la bambola DI PANE - DISEGNO DI lorenzo

Quella mattina mia madre mi svegliò di buon’ ora. Dovevamo impastare insieme la

bambola di pane. Aveva atteso che raggiungessi  l’età della ragione affinché  apprezzassi quel dono fragrante e dorato.

Dovevo assistere alla preparazione, altrimenti non  avrei  riconosciuto la bambola destinata a mutare di forma e di colore a causa della cottura.

“Ecco!”, Disse mia madre… pregustando una sottile soddisfazione.- “Questa mattina giocheremo a costruire una  bambola di pane!”.

Così facendo, staccò dalla massa lievitata, dalla quale poi avrebbe ricavato i pani, una manciata di  pasta quanto una grossa arancia.  Mia madre la lavorò con maestria, muovendo le mani come due farfalle.

La pasta, dapprima ruvida ma ancora calda, divenne ben presto lucida e bianca, ed  emanava un odore particolare.

Come se fosse esperta nell’arte della didattica, commentava ogni gesto prima di compierlo, per facilitarmene la comprensione

“Ora formeremo la testa.” Disse,  schiacciando la pasta e ricavandone quasi un visetto di bambola.

Al posto degli occhi  affondò due grossi chicchi di uva passita,  quindi incise il nasino  con un pizzichino e con un coltello disegnò la bocca con gli angoli rivolti all’insù, ad imitazione di un sorriso. Abbozzò anche una semplice capigliatura, intrecciando delle striscioline di pasta e attaccandole  alla testa, con una lieve pressione delle dita.

“Ora costruiremo  il corpo.” Disse poi, –  infondendomi un interesse ed una gioia che non avrei più dimenticato. Abbozzò un piccolo tronco, al quale aggiunse delle piccole braccia, che  terminavano con ulteriori appendici,  somiglianti  a due mani di bimba. Mia madre spiegò  anche che era inutile  dotarla di piedini, perché quella bambola non avrebbe mai camminato:  essendo di pane, era destinata, prima o poi, a finire nel mio pancino.

Così disse esattamente, rivelandosi abile pedagoga e fugando l’innocente, visibile ,disappunto apparso nei miei occhi. Per molti  anni , amorevolmente, impastò per me  una bambola di pane, anche se non  mi alzai  più all’alba  per vedere come le mani di una mamma compiano magie, al  pari delle fate.

Lei, però, continuò  a lungo quel mirabile esercizio, fino a quando la panificazione del tipo industriale non si diffuse in maniera capillare anche nei piccoli centri come il mio paese, dedito all’agricoltura che era regnata incontrastata fino all’avvento del colosso d’acciaio  chiamato “Italsider”.

Così composta e continuando a darle ulteriori e rapidi tocchi, quasi ad infonderle anima, oltre alle fattezze umane,  la adagiò sulla lunga tavola  infarinata.

Giacché c’ero,  decisi di assistere alla lavorazione del pane,  ed io vidi solo allora con quanta fatica, ma anche con quanta abilità,  lei  formò i grossi pani, che costituivano l’approvvigionamento familiare di una intera settimana.

La mole di pasta scoppiettava sotto le mani di mia madre, la quale usava come fulcro l’interno della mano nel punto in cui si unisce al polso, affondando, a pugni chiusi, il carpo in profondità e risalendo rapidamente. Scandiva il suo lavoro con un ritmo regolare che mi affascinava. Passava, poi, ora la mano sinistra ora la mano destra sulla pasta,  formando  lunghi cordoli di circa mezzo metro; poi sul più bello, voilà, li arrotolava su se stessi imprimendo loro una mirabile rotondità che, finché durò l’innocente stagione dell’infanzia,  paragonai al guscio di una grossa lumaca.

Poi li schiacciava quel tanto che bastava e con amorevole cura adagiava i panetti sulla tavola,  segnando, su ogni pane, un segno di croce col taglio della mano. Suggello di una sacralità ormai da tempo perduta nei riguardi di questo prezioso alimento dell’uomo.

Copriva, poi, come  un figlio addormentato, i pani con una coperta, per non interrompere l’azione degli enzimi contenuti nel lievito, che avevano già operato il primo, sperato, prodigio.

Di lì a poco, la solerte fornaia, avvertita per tempo,  ritirava le tavole del pane da numerose altre case. Realizzando autentici capolavori di equilibrismo,  le fornaie si caricavano le pesanti tavole, accomodandole   ora su una spalla, ora sulla testa.

Qualche ora dopo  restituiva alle famiglie il pane  fragrante, dietro un esiguo compenso che  le bastava per vivere dignitosamente. Molte bimbe, come me, attendevano il loro dorato e  profumato panetto, con fattezze di bambola. Allora, bastava così poco per gustare l’autentico sapore della felicità, che oggi ci si affanna a cercare nelle cose più effimere, invano.

20 thoughts on “La bambola di pane

  1. anna, carissima anna ! la mia età mi consente di ricordare quando ancora si portava il pane fatto in casa al forno ! ricordo che il profumo si sentiva persino in strada. ricordo che accompagnavo la nonna al forno a ritirare la nostra parte a cottura ultimata e non vedevo l’ora di tornare a casa per gustare il pezzetto di pane caldo. ricordi di tempi belli sepolti nella nostra memoria ! grazie per averli evocati !

  2. Nostalgia, melanconia . . . “all’avvento del colosso d’acciaio chiamato “Italsider”.” Quanti nostri racconti sono segnati da queste parole. Sono cresciuto in una casa che affacciava su una masseria dove c’era ogni ben di dio. La sera andavo a prendere il latte ancora caldo dalla mungitura e la mattina le frutte e le verdure appena raccolte, bagnate ancora di brina e non d’acqua spruzzata per tenerle fresche da giorni ed aumentarne il peso. Un giorno tutto finì, la casa s’affacciava su un immane sbancamento “all’avvento del colosso d’acciaio chiamato “Italsider”.”

  3. Ciao Anna, in soli pochi minuti di lettura, mi hai risvegliato un mondo che dormiva e i miei ricordi di san giorgio qui a milano sono avvolti nella nebbia padana. ricordo Stella d’lu furno di via castriota, dove si portava il pane, li pignate d’le fave o d’li fasuli, li spase d’li marangiani chijni e, nel periodo primaverile al primo spuntare d’li fave di vungule, il sapore del pane calde del forno con le fave era qualcosa che oggi si è perso.
    i giovani di oggi, con l’avvento del fast food, hanno sicuramente bisogno di questi tuoi racconti per capire cosa è stata la cultura del salento.
    ti ringrazio di cuore per tutto quello che fai per noi e per il “mio” paese.
    un abbraccio
    mino

  4. 5 Aprile 2013
    Ciao Anna,
    grazie per aver esaudito cosi velocemente la mia richiesta della ricetta per la preparazione dei “PANZEROTTI “. La descrizione della ricetta è molto chiara , circostanziata e contiene consigli molto utili.
    Sole le donne, le cuoche del sud, conoscono i segreti della buona cucina e sono appassionate
    di trafficare con ii fornelli. Qui di fianco sulla pagina dove sto scrivendo sono raffigurate 4 ciotole contenenti pomodori ,olio ,origano ed un bella fetta di pane, mi sembra quasi di sentire il profumo.
    Speriamo che le tradizioni non vadano perse.Ricordo che mia zia era brava in cucina, sapeva preparare tutto ; quindici giorni prima di Natale si incominciava a prepare i dolci :le cartellate che dopo fritte venivano immerse nel vino cotto,calzoncelli ripieni di pasta di mandorla impastata con zucchero etc. Per quanto riguarda il pesce qui mangiano quasi esclusivamente l’asiago e il baccalà.
    Io ho sposato una donna del nord , qualcosa le ho insegnato : prima le cozze, che qui chiamano PEOCI le facevano schifo , ora ne è ghiotta.
    Chiudo ringraziando la gentile Anna per l’osptalità sul blog.
    Ora Termino sono le ore 00:31
    Ciao a presto.

  5. Anna ti ringrazio per quanto mi hai detto.
    Ora vorrei porti un altro .quesito.
    Da un paio di anni ho acquistato un Robot per fare il pane,però non mi soddisfa.
    Il pane a cassetta non mi piace ed allora facciamo i panini.La cosa che mi disturba è la non fragranza del pane.Non sento il buon profumo del pane fresco.Io uso delle miscele già
    preparate, e come lievito uso ” Mas
    tro Fornaio “;alla miscela (500 g)aggiungo un cucchiaio di olio ed un cucchiaino di zucchero.L’olio non è quello delle nostre parti purtroppo.Mi puoi per favore dare qualche consiglio nella preparazione del pane? Cosa posso aggiungere per dare profumo e sapore?
    Grazie anticipato!
    Ciao Gentile Signora
    Aldo Marinelli

  6. Eccomi qui amici,sono tornato a scrivere,per ringraziare Anna per l’ottima ricetta dei panzerotti da lei pubblicata su questo blog.
    Proprio oggi a casa abbiamo preparato i panzerotti e sono molto soddisfatto della riuscita : un ottimo aspetto ed un ottimo sapore.Ho seguito alla lettera quanto da Anna suggerito.
    Provate anche Voi amici lettori!
    Infine un grazie ed un Brava gridati ad Anna.
    Ciao Anna ciao amici.
    Alla prossima Aldo

  7. Ciao Mino,
    Lieto di fare la tua conoscenza.
    Ti ho inviato E-Mail al tuo indirizzo
    Ti ringrazio e aspetto che tu mi dia
    informazioni sul segreto di preparare un buon pane profumato

    Ricambio tuo abbraccio
    Ciao a presto
    Aldo

  8. Ciao Mino,
    Ti avevo scritto all’indirizzo e-mail che mi avevi segnalato
    ma il messaggio non è stato recapitato perchè l’indirizzo risulta errato (cchiloiro@gmail.com.).
    Indico qui il mio indirrizzo :marvelli1@alice.it
    Spero che questa volta l’operazione vada a buon fine.ù
    Cordiali saluti
    Aldo Marinelli

  9. Ciao Mino,
    grazie per le informazioni riguardo, la preparazione del pane.
    Con i tuoi suggerimenti la qualità è migliorata molto.
    Cordiali Saluti
    Un abbraccio , a presto.

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